Il rispetto nasce dalla conoscenza, e la conoscenza richiede impegno, investimento, sforzo.
Tiziano Terzani
FOOD SAFE CERAMICS⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀
Ma la ceramica è sicura per il contatto con gli alimenti?
Questa è una domanda che in molti non si pongono, ma che è giusto fare e farsi. Scopriamo insieme il perché.
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Non tutte le ceramiche sono sicure per uso alimentare, poichè esistono differenze significative fra le varie tipologie di ceramica. Le caratteristiche della ceramica dipendono dal tipo di argilla utilizzata, dallo smalto applicato, dalla temperatura e dal metodo di cottura.
Le tecniche di lavorazione della ceramica si suddividono principalmente in due categorie: quelle a bassa temperatura, conosciute anche come terracotta o raku, e quelle ad alta temperatura, che comprendono gres e porcellana.
Nell’utilizzo di tecniche a bassa temperatura, dovendo cuocere a temperature inferiori ai 1000°C, si necessita di fondenti forti, come piombo e boro, per abbassare il grado di temperatura di fusione della silice (ovvero il vetro che crea il rivestimento vetroso dello smalto, e che normalmente fonde a 1700°C). Invece nella creazione di smalti per la alta temperatura, i fondenti necessari per abbassare il punto di fusione della silice, questa volta a 1250°C (ovvero le temperature per questa categoria di ceramica), sono potassio e sodio, naturalmente presenti nei feldspati, nei carbonati e nelle ceneri vegetali che compongono gli smalti ceramici per le alte temperature.
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E quindi come faccio a sapere se la ceramica che acquisto è sicura per la mia salute? Devo richiedere la certificazione MOCA.
Eccovi una breve descrizione sulla regolamentazione MOCA.
Che cos’è un MOCA?
Il MOCA ( Materiale o Oggetto a Contatto con gli Alimenti) è una normativa europea (CE 1935/2004), in inglese denominata FCM - Food Contact Materials, e in francese MCDA - Matériaux au Contact des Denrées Alimentaires, per la regolamentazione di tutti i materiali e gli articoli destinati a venire a contatto con alimenti e bevande. Poichè le sostanze chimiche presenti nei materiali a contatto con gli alimenti possono migrare o trasferirsi nei cibi e nelle bevande che consumiamo, vengono richiesti dei test affinché si garantisca la tutela della salute pubblica.
Quindi la ceramica è MOCA?
E’ da intendersi MOCA tutta quella ceramica prodotta ai fini di utilizzo alimentare, in uso e nella forma. Si deve però ovviamente considerare che la ceramica non è tutta uguale. Possono cambiare non solo le tecniche di realizzazione, ma anche le tecniche di decorazione, i materiali utilizzati e le tecniche di cottura.
Facciamo quindi una piccola differenziazione sulle tipologie di ceramica.
Vengono definite ceramiche a bassa temperatura le terrecotte, le maioliche o Faenza, la decorazione a terzo fuoco su porcellana ed il raku. Queste tipologie di ceramiche subiscono tecniche e cotture a diverse temperature, ma sempre inferiore ai 1000°C. Affinchè si possa cuocere a queste temperature, gli smalti formulati per queste tecniche devono poter far fondere la componente vetrosa, ovvero la silice (il cui punto di fusione sarebbe 1700°C), a temperature sotto i 1000°C sfruttano fondenti forti, come il piombo e il boro.
Alle ceramiche cotte ad alta temperatura appartengono invece il gres e la porcellana. Le caratteristiche intrinseche di questi materiali di non fondere a temperature >1250°C, favoriscono la base ideale per la realizzazione di smalti con un punto di fusione più alto. Per questi motivi, per le alte temperature, è sufficiente usare dei fondenti meno energici - per abbassare il punto di fusione della silice - e soprattutto non tossici. Le componenti di uno smalto ad alta temperatura sono infatti feldspati, argille, silice e fondenti come potassio, sodio e calcio che sono spesso contenuti dei feldspati, nei carbonati o nelle ceneri vegetali.
Si evince dunque che qualsiasi pezzo realizzato con qualsiasi tecnica ceramica deve essere sottoposto a test specifici che ne escludano la tossicità.
Chi è tenuto ad avere la certificazione MOCA?
Qualsiasi produttore di ceramica, dall’industriale al piccolo artigiano, sia in possesso di regolare partita iva, che sotto inquadramento fiscale come hobbista, che vende prodotti per uso alimentare, rientrante sia nella categoria della ceramica da alta, sia da bassa temperatura.
Ovviamente non si può autodichiarare i propri prodotti conformi, ma bisogna attenersi alla regolamentazione Moca che prevede:
Lo svolgimento di test specifici per la rilevazione di cessione di cadmio e piombo;
Il manuale delle buone pratiche (che comprende un sistema di tracciabilità e rintracciabilità)
Etichettatura
Una regolare dichiarazione di conformità
L’iscrizione all’ASL regionale
Come mi devo comportare come consumatore?
E’ un nostro diritto come consumatori informarci sull’origine e sulla produzione dei prodotti che acquistiamo.
Ricordati di chiedere sempre, quando acquisti ceramica funzionale, se i prodotti che stai acquistando sono in possesso di certificazione MOCA, ricordandoti che puoi richiedere di prendere visione della dichiarazione di conformità del prodotto che stai acquistando.
Tieni a mente poi che ci sono lavorazioni della ceramica che sono ad alto rischio di rilascio di sostanze tossiche, come per esempio alcuni tipi di maioliche (oggigiorno ancora si fa uso di smalti piombici nella realizzazione di questa tecnica, per esempio in paesi come il Marocco) e il raku (le cui affascinanti craqulettature e il tipico colore nero sono in realtà covi di batteri e falde in cui le materie prime possono facilmente migrare nel contenuto del piatto). Ti invito quindi a fare particolarmente attenzione quando approcci queste tipologie di ceramiche e ricordati di chiedere sempre di visionare la certificazione.
Piccolo capitolo informativo sul Raku
Ci tengo particolarmente ad aprire un piccolo capitolo su questa affascinante tecnica, di origine giapponese, poichè spesso, erroneamente, i miei prodotti vengono confusi per prodotti raku.
Il raku nasce in Giappone nel sedicesimo secolo, in risposta della ricerca di Sen no Rikyū, di rinnovare il rituale della cerimonia del te.
Tradizionalmente le ceramiche venivano realizzate con le sole tecniche manuali, in quanto le mani rappresentano lo spirito dell’uomo e l’argilla simboleggia invece la madre terra, da dove hanno origine tutte le cose (Nino Caruso, Ceramica Viva). Queste ceramiche venivano realizzate con argille ricche si sabbia o chamotte, poichè la caratteristica principale del raku è quella di essere estratto dal forno quando i pezzi sono ancora incandescenti, per poi venir fatto raffreddare all’aria. I pezzi di questa tradizione presentano sfumature naturali e texture non rifinite e non uniformi.
Fu Bernard Leach, con il suo viaggio in oriente agli inizi del 20esimo secolo a far conoscere il raku all’occidente. Ma fu solo verso gli anni 60 che negli Stati Uniti si assistette ad un rinnovamento e una modificazione delle tecniche raku. Contrariamente alla tradizione, il raku occidentale (che corrisponde a quello che trovate in commercio da noi in Europa, a meno che non dichiarato contrariamente), una volta che lo smalto raggiunge il suo punto di fusione, viene introdotto in recipienti o buche che contengono foglie, erbe, segatura e ricoperto ermeticamente. Si viene così a creare un’atmosfera di riduzione (viene cioè a mancare l’ossigeno) in cui il fumo prodotto si deposita assieme al carbone, prodotto dalle combustioni, sui pezzi ceramici, facendoli diventare neri lì dov’è assente lo smalto. Successivamente i pezzi vengono messi in acqua fredda per fermare il processo di riduzione. Gli effetti che ne scaturiscono, sono di colori vivaci, brillanti e metallici, molto diversi da quelli dell’originale tradizione giapponese.
Per realizzare questi effetti iridescenti e questo aspetto caratteristico craquelé, vengono utilizzate materie prime quali il piombo - che è dannoso per la salute umana. Inoltre l’effetto craquelé è una spaccatura vera e propria dello smalto, prestandosi quindi come luogo ideale alla proliferazione batterica e alla migrazione delle materie prime dallo smalto verso il cibo o i liquidi presenti nel contenitore.
Al contrario la ceramica da alta temperatura (come i prodotti realizzati da Vs ceramics) subisce un processo di cottura tra i 1250 - 1300°C favorendo la greificazione anche della parte argillosa, restituendo un corpo robusto e compatto.
Si evince che questa tecnica, non solo ha una prestanza maggiore (nella vita contemporanea resiste molto bene anche a microonde e lavastoviglie), ma presenta anche una sicurezza dal punto di vista alimentare.
In conclusione, essere informati sul prodotto che si sta acquistando è la chiave fondamentale per ottenere un prodotto di qualità e sicuro da poter portare nella vostre case!
Grazie per la lettura
Valentina
Per consultare le certificazioni di VS ceramics clicca su uno dei link del Vostro interesse:
MOKA per collezione Piera del Doge