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La mia ricerca

me and my torcello jug in front of Santa Fosca church

Ciao Sono Valentina

Il mio lavoro nasce da una relazione lenta con la materia, da un processo di ascolto, raccolta e trasformazione. Attraverso la ceramica indago il rapporto tra tempo e memoria, lasciando che la materia registri passaggi, variazioni e processi.

Mi sono formata tra Venezia e Londra, studiando scultura, arti visive e fotografia. Questo percorso ha costruito un approccio interdisciplinare che oggi si riflette nel modo in cui lavoro: un equilibrio tra gesto artigianale e ricerca. Oggi vivo e lavoro a Venezia, un luogo in cui il paesaggio è instabile, stratificato, in costante mutazione. La laguna attraversa la mia pratica non solo come riferimento visivo, ma come presenza concreta: sedimenti, acque, superfici, variazioni. È in questo contesto che si sviluppa la mia ricerca, tra ceramica, immagine e materia.

Lavoro con argille selvatiche e materiali locali, raccolti e rielaborati come parte di un processo aperto. La materia non è mai neutra: porta con sé tracce, memorie, trasformazioni. Ogni superficie diventa un luogo in cui queste stratificazioni emergono, si depositano, si modificano.

La ceramica è per me uno spazio di negoziazione tra controllo e accadimento. Le variazioni, le imperfezioni, le reazioni inattese non sono deviazioni, ma elementi fondamentali del lavoro. È in questo margine che si costruisce il linguaggio. La mia tecnica, il tornio. La ripetizione del gesto, la ricerca di un centro, l’alternanza di pieni e vuoti diventano parte di una riflessione più ampia sul tempo e sull’equilibrio. Il fare si avvicina a una forma di meditazione, in cui la materia e il corpo si incontrano.

Le mie ceramiche emergono come esiti temporanei di questi processi: oggetti, superfici, materia che trattiene tracce, variazioni ed imperfezioni. Ogni pezzo è il risultato di un dialogo tra controllo e accadimento.



Accanto alla ricerca, sviluppo progetti in dialogo con il mondo della gastronomia e dell’ospitalità, creando ceramiche su misura per la tavola. In questi contesti, l’oggetto diventa parte di una coreografia più ampia, entrando in relazione con il cibo, la luce e il gesto.

Lavoro anche su progetti personalizzati, in cui il processo si apre alla collaborazione, attivando ricerche legate al territorio e trasformando materiali locali e risorse di scarto in nuove superfici.

Il mio lavoro si muove in questo spazio: tra materia e memoria, tra gesto e trasformazione, cercando di mantenere un legame diretto con il luogo da cui nasce.

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